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Val Fondillo - Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise

Vicino alle montagne, spianato sotto i passi il suolo risuona, ti dice: la Terra e' un tamburo Pensaci!
Noi, per seguirne il ritmo, dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.

Joseph Bruchac (Indiano Navajo)

Ambiente

Tra Miti e Leggende

La Val Fondillo ci svela i suoi segreti.

 

Una delle caratteristiche della Val Fondillo è la ricchezza di sorgenti di acqua. Cinque sorgenti principali alimentano il torrente Fondillo, della quali la più nota nasce nella "Grotta delle fate".

PoichĂ©, secondo gli antichi, ogni sorgente era  sacra in quanto abitata e dedicata a un nume, è ancora possibile trovare tracce di antiche divinitĂ  nei nomi di alcune fonti:

"Viene confermato ancor l'esser suo antico dall'antichitĂ  de' nomi ch'ancora si ritengono e particolarmente de' fonti dedicati a Dei, come la Triareccia dedicata alla Luna per esser dea triforme secondo gl'antichi, Fonte Vertunno al Dio Vertunno e la Fonte di Giove, hoggi correttamente detta la Fonte di Jovaccia" (Anonimo del '700).

il “Ninfeo di Pomona” (divinitĂ  italica della rinascita della primavera che si festeggia ancor oggi ad Alfedena, l’antica Aufidena il 21 Marzo). 

La fonte Vertumno,  divinitĂ  osca che amava Pomona, vicino alla localitĂ  di Pietramara

la sorgente Jovaccia (dedicata a Giove).

La sorgente Tornareccia, alle falde del monte Amaro, la cui etimologia può derivare da "Triareccia" (dedicata alla luna ) o dall' Osco  "taunan" – erompere e "reiks" – potente/ divino/sacro (“erompersi del sacro”)

 

Dal punto di vista morfologico la val Fondillo è di chiara origine glaciale. E' chiusa ad Est dal monte Amaro e dalla Costa Camosciara, primo nucleo del futuro Parco Nazionale D'Abruzzo reso possibile grazie alla disponibilitĂ  data dal Comune di OPI. Tra gli anfratti e i dirupi inaccessibili di questo territorio, (valle Iancina e valle Cacciagrande) di bellezza cupa e sconvolgente, ora destinato a riserva integrale, trova rifugio gran parte della fauna della valle.

A Sud la Serra delle Gravare, dominata dal monte Irto, segna il confine con il Lazio. Il valico dell'Orso, punto di transito, è stata in passato infestato da briganti che taglieggiavano avventurosi viandanti che scendevano per provviste verso la fertile "Terra di Lavoro". I ruderi di un fortino sono ancora presenti, nascosti dalla fitta faggeta, nei pressi della fonte "dell'acqua Sfranatara".

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